Biografia   inizio pagina

Mauro Fiorese nasce nel 1970 a Verona dove attualmente vive e lavora.
E’ autore e docente di fotografia da oltre vent'anni, ha tenuto corsi presso l'Accademia di Belle Arti e l'Università degli Studi di Verona, all'Istituto Europeo di Design di Milano e alla University of Illinois at Urbana-Champaign.
I suoi lavori sono stati premiati ed esposti dal 1996 in U.S.A, Giappone, Canada, ed Europa, in Gallerie private, istituzioni pubbliche, festival e rassegne internazionali inclusa la 54esima Biennale di Venezia.
Le sue opere fanno parte di collezioni private e pubbliche europee ed americane (Museum of Fine Arts di Houston, Texas, Bibliothèque nationale de France di Parigi, Museo di Fotografia Contemporanea di Milano).
Negli Stati Uniti è stato inserito nella TOP 100 World Photographers list dell'edizione 1997 dell'Ernst Haas/Golden Light Award e, nel 2012, ha esposto presso la George Eastman House di Rochester, (New York) il primo e più importante museo americano dedicato alla Fotografia e al Cinema.
Ha organizzato diversi incontri sulla fotografia d'autore e ha curato mostre di alcuni tra i più grandi maestri della fotografia contemporanea presso il Centro Internazionale di Fotografia “Scavi Scaligeri” del Comune di Verona.
Il suo progetto U.Pho.S. Unidentified Photographic Subject, è stato incluso nel libro “Dalla Fotografia d’Arte all’Arte della Fotografia” edito da ALINARI 24 Ore ed esposto nel 2014 in occasione della 3a Quadriennale di Düsseldorf.

Nel 2015 uno scatto del progetto Treasure rooms si aggiudica il primo premio di Codice Mia, assegnato da una giuria internazionale.

Treasure rooms

Il progetto artistico di Mauro Fiorese vuole portare alla luce, attraverso l'obiettivo fotografico, i luoghi in cui sono conservati i capolavori dell'arte italiana, svelando la maestosità di quei giacimenti di cultura, tra i più cospicui al mondo.

I depositi stessi assurgono dunque a opera d'arte, nobilitati da ritratti di grande formato.

Le fotografie mimano infatti la pittura "alta" - dal Rinascimento in poi - grazie alle scelte compositive, alle pennellate di luce, ma soprattutto alla stampa su carta cotone, racchiusa in vetri museali e cornici lignee che diventano parte integrante dell'opera, conferendo un astratto stile solenne che non combacia con alcun periodo strico definito.

Concettualmente il "quadro" viene scelto come parte per il tutto, simbolo artistico per eccellenza, mentre la fotografia, riavvicinandosi alla pittura, torna per una via colta alle proprie origini.

Ne risulta un'inedita serie di paesaggi non tradizionali, che compongono una pinacoteca ideale, nata a sua volta dalla somma di opere nascoste, comprese sculture e reperti antichi.

Similmente all'acqua l'arte è presente "in superficie", ma si può estrarre anche da riserve sotterranee. L'estrazione è il fine del progetto, che mira ad avvicinare il pubblico alle sorgenti dei musei, a loro volta fonti essenziali.

Scopo dell'artista - e della galleria a supporto - è un omaggio alla straordinaria storia dell'arte italiana, puntando il focus sul lavoro svolto dietro le quinte di musei d'eccellenza.

Lo sguardo neutro di Mauro Fiorese rappresenta lo strumento più adeguato per ricongiungere il visibile con l'invisibile. Le fotografie dell'artista colgono gli archivi con un approccio vicino al purismo della straight photography, ovvero della cattura diretta della realtà. Lo spettatore è immerso in spazi silenti, tuttavia le scelte compositive rendono percettibile la magica suggestione dello "scavo", lo stupore e l'emozione di entrare in scrigni inviolabili.

Le rare occasioni offerte al pubblico di visitare i caveau - «serbatoi di sorprese» li ha definiti Salvatore Settis - registrano infatti numeri nutriti di ingressi, tuttavia le stanze della riserva restano per lo più precluse, principalmente per ragioni di sicurezza.

Nel nostro Paese è più aperto che mai il dibattito sulla valorizzazione delle immense riserve dei 4.764 musei italiani: il Mibac (Ministero dei Beni Culturali) stima che ognuno di essi contenga almeno lo stesso numero di opere in mostra.

Del resto, la sproporzione tra ciò che affiora e il "sommerso" è il segno più vitale per le maggiori sedi espositive, in Italia come all'estero. Fonti autorevoli stimano al 7% la quota di oggetti esposti all'Hermitage di San Pietroburgo, all'8% quella del Guggenheim di New York, al 9% per il Prado di Madrid e al 10% al British Museum di Londra. Fa eccezione il Louvre con il 60% "in chiaro", mentre da serbato al ricambio fisiologico funge il restante 40 (fonte: Istituto Bruno Leoni, 2012).

In un secondo momento l’attenzione sarà estesa anche a sedi europee ed extraeuropee.

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