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Liu Bolin

MIGRANTS

23 gennaio 2016


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LIU BOLIN
MIGRANTS, 2015


Sul molo di Mezzogiorno, al Porto di Catania, è ricoverata in secca la prima barca che nel 2013 ha trasportato dei migranti dall’Africa alle coste catanesi. Tra essi, sei bambini egiziani che, stremati dal viaggio su quel peschereccio, sono annegati tragicamente cercando di guadagnare la riva, a pochi metri dalla spiaggia del Lido Verde. L’artista ha scelto di fondersi con il relitto e con la storia di cui esso è testimone silente per il suo primo scatto del progetto MIGRANTS.

Lo scenario della tragedia evocata dall'opera iniziale, ovvero il Lido Verde, offre il secondo sfondo al progetto. "Essendo i migranti sdraiati sulla sabbia – commenta l'artista -, per qualcuno possono sembrare cadaveri; invece il mio intento è di descrivere il loro arrivo e l'inizio del loro futuro".

Rispetto alla più nota e longeva serie Hiding in the city (Nascondendosi nella città), in cui Liu Bolin è al centro del soggetto fotografico, l’evoluzione dei suoi scatti di performance denominata Target (Bersaglio) prevede la sparizione mimetica di più persone nel contesto, coerentemente con il contenuto.

"In un'altra opera della serie Target – dichiara l'artista - ho scelto di inserire un barcone su cui sono state trasportate quattrocento persone. E’ difficile persino immaginare la pressione fisica e psicologica che subiscono uomini e donne durante questi viaggi. Vorrei attirare l’attenzione su questi eventi, mostrando l'imperfezione dell’umanità". Questo quarto scatto è stato realizzato con alcuni dei barconi superstiti ormeggiati al porto di Catania e una ventina di migranti africani. Un monito per tutti, con un afflato di fiducia. "Nella mia opera – prosegue Liu Bolin – i migranti scompaiono davanti a questa e ad altre tre barche ormeggiate. La sparizione evoca la relazione evanescente tra la vita e la morte. Il mio intento, però, è privilegiare l’attenzione sulla vita e dare speranza".

I migranti coinvolti nel quarto scatto del progetto hanno posato dopo esser stati dipinti del medesimo colore blu della bandiera dell’Unione Europea. Queste le parole dell’artista a riguardo: "Non importa di quale religione, etnia o di quale paese siano i migranti, sono tutti mimetizzati con lo stesso sfondo monocromo, mentre compiono un gesto che ha a che fare con la loro spiritualità. Volevo dimostrare la possibilità di cambiamento, ovvero come questa generazione presente possa trasferirsi dall’Africa all’Europa e vivere felice". Il richiamo immediato per lo spettatore è a una Pietà laica contemporanea.

Ricordando le radici ataviche dei migranti Africani e il body-painting rituale di alcune popolazioni tribali, l’artista di Pechino ha scelto in quest’opera di dipingere la parola “Future” sul torso nudo di ognuno dei partecipanti alla performance, «dimostrando – ricorda Liu Bolin - che ogni persona, per raggiungere migliori condizioni di vita, è disposta ad affrontare ogni tipo di avventura, anche la più pericolosa, prendendo una decisione fondamentale che comporta talvolta il rischio di perdere la vita stessa".

L’ultimo dei sei scatti di MIGRANTS appartiene alla serie Hiding in the city in cui è nuovamente l’artista di Pechino a farsi ritrarre fuso con l’orizzonte circostante. La sesta location è ancora il porto di Catania, come nella prima opera del progetto, sulle cui banchine da alcuni anni sono ormeggiati una manciata di pescherecci che hanno trasportato, ciascuno, fino a quattrocento persone in un unico viaggio della speranza dall’Africa verso l’Italia. Il titolo dell’opera è il nome dell’imbarcazione stessa.

 
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